Il prestito

Agosto 6, 2008

L’ultimo caffè ha un sapore strano, inimmaginato. Mi hai dato in prestito i tuoi giorni, li ho sbirciati e origliati. Ora torno ai miei giorni, ai miei silenzi, all’attesa che non finisce mai.

Dalle scale mi mandi un bacio. “Ti amo”, dici con le labbra – senza voce, ancora senza voce -
e mi sembra di cogliere un leggero dispiacere, a lasciarmi qui.

“E’ stato meglio così”, mi hai detto. Meglio così che non vederti mai. E forse sì, forse hai ragione tu. D’altronde, dai diamanti non nasce niente/dal letame nascono i fior.

In questi giorni marini ho rubato un bacio e ho fatto l’amore con te, una volta. Papà è andato in palestra, mi ha detto tuo figlio. Ho riso, soddisfatta di un’amarissima vittoria.

La mia inutilità è cominciata da un libro, ricordi? Ho aspettato il tuo testo da leggere col fremito di un’innamorata. Mi sarei riconosciuta ovunque, in una parola qualsiasi – mare, sole, vento, fiore – pur di esserci. Ma io non c’ero. C’era tua moglie, lei sì. Giusto che sia così. Un’ora, su un balcone dello studio di Renato, a piangere, singhiozzare, da sola. Io non ci sono e non ci sarò mai. Ma a lei l’ho detto. Tuo marito ha scritto una frase per te. Bello, no? Ha alzato le spalle e com’è nel suo stile ha bocciato anche questo, di te. E non l’ha letto.

Quant’è inutile pensare che se fosse toccata a me, quella frase, avrei toccato il cielo con un dito? Quant’è inutile paragonarmi ad una donna che è la madre dei tuoi figli e divide con te una vita intera?

Io ti prendo in prestito, a volte, per poi restituirti puntuale alla tua vita.

Io sono nata qui

Giugno 24, 2008

Da questa porta a vetri vedo una donna. Indossa un impermeabile nero e ha i sandali. Con questo freddo. “Questo locale è wireless”, dice un cartello in tedesco e inglese. Il tempo è nuvoloso, dico. Starbucks è uguale ovunque, in ogni angolo del mondo, un po’ come il MacDonald’s. Ma a me piace – strano a dirsi – questo gusto cosmopolita di caffè.

Zurigo è silenziosa nell’attesa di ripartire. Il mio telefono si illumina ma mai per quello che vorrei. E’ un giorno di tristezza e ansia. Qui le biopnde non sono tutte uguali come in Russia. Ma hanno tutte addosso lo stesso strano silenzio.

Io parto, tu no. Tu resti qui, al tuo posto. Zurigo è silenziosa solo per me, questa mattina. Mi rispetta, mi dà un po’ di pace. Hai promesso a tuo figlio di portarlo a vedere gli aerei, qui a Zurigo c’è la pista dove vanno le famiglie proprio come la tua a vedere gli aerei che partono. Proprio come farai tu, oggi. E chi parte sono io. Io che saluto te, tua moglie, i tuoi figli dall’aereo che mi riporta a casa.

Mai più farò questo. Mai più ti guarderò per non riconoscerti. Non è il mio tempo, non è il mio luogo, non sono i miei spazi, questi.

Mi stringo a questa città fredda. Io sono nata qui.

L’assenza

Settembre 15, 2007

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E così, vedi, a volte mi stupisci.

Quando mi dici, ad esempio, che so darti lezioni di vita proprio mentre credevo di avere ancora una volta buttato parole al vento.

E chissà, magari lo capisci davvero – o riesci a capirlo – che fa male sentirsi precari, nella vita.

Ascolto Ennio Morricone, il tema di “La leggenda del pianista sull’oceano”. Splendido libro.

Vorrei averti accanto, ti vorrei semplice e mio.

Dopo di te

Settembre 13, 2007

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Sei andato via da poco, neanche un’ora.

Cancello le tracce del tuo odore, me le tolgo da dosso, lavo, metto in ordine, ti metto via, almeno fisicamente.

Non ho mai sofferto tanto la tua mancanza.

Eppure sembrava tutto uguale a sempre. L’amore – stupendo, fare l’amore con te – un pomeriggio pieno di passione, di me e di te.

Le chiacchiere, alla fine. I tuoi racconti che amo. La doccia, il tuo telefono che spegni mentre ti lavi. Hai sempre qualcosa da nascondere, tu, qualcosa che può farmi male.

Vai via, un bacio velocissimo.

Mi manchi. Sei ovunque. Ho bisogno di te, delle tue parole, della tua durezza e della tua dolcezza. Ho bisogno di un padre, di una dimensione neutra, di qualcosa che non mi faccia male.

Sono fragilissima e vorrei che tu non lo capissi mai. A volte, come stasera, vorrei che ti fosse evidente la mia fragilità. Vorrei che mi prendessi in braccio, vorrei che mi stringessi forte. Vorrei sentirmi sicura, tra le tue braccia.

Vorrei non avere paura di niente. Vorrei che mi portassi a dormire con te.

Perdo peso, torna la paura.

Aiutami.

Partenze

Settembre 5, 2007

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Lo so che non sono neanche 24 ore. Eppure per me ogni volta mi pare che lo strappo quasi si senta, quando tu ti allontani. La paura che cerco di tenere a bada in questi giorni e questi notti – e tu non sai, non conosci quello che mi cresce dentro, ogni volta che il tuo santo telefono è occupato – monta quando tu ti allontani.Gelosia? Non è questo o almeno non solo. Ho paura, amore mio, paura di vederti andare via. Non lo reggerei, lo so. E costa fatica controllare la paura, sai. Una fatica che leva le forze, che fa dimagrire, un’ansia che non imparerò mai a controllare, se non con le urla, la rabbia. La rabbia.

Vorrei che un giorno mi ascoltassi, mentre parlo di questo. E non solo chiedere di essere ascoltato.

Tu sei lontano, domani ti vedrò in tv e piangerò, un po’ di gioia e un po’ di gelosia.

Leggi il tuo libro sui formaggi, dormi bene e ricordati di me.

Ti amo.

Guerra

Settembre 4, 2007

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 Sei con tuo figli, ti chiamo e sentire la sua voce, mescolata alla tua, mi dà i brividi. E’ un sentimento di gioia, il mio, strano, sì, che mi fa pensare l’impensabile. Il figlio che non avrò mai, con te, e che sarebbe così bello avere.

Sarebbe una guerra, starti accanto. Ma sarebbe una guerra piena d’amore.

L’ansia

Agosto 24, 2007

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Ho una crisi di nervi. Il tuo telefono che non chiama. Il tuo telefono occupato. Il tuo telefono spento. Ti chiamo a casa. Hai la voce di chi è a letto, mi risponde tua moglie che mi parla di strudel e frigoriferi.

Mi viene da vomitare. Ho la testa che scoppia. E sono le 10.22 e mi aspetta un’intera giornata davanti. Voglio bere, ubriacarmi, stare male, ballare e staccare il cervello.

Non riesco a pensare a nient’altro che non sia tu. Non riesco a non pensare alla tua voce a letto; mi gira nello stomaco e non è una bella sensazione.

Avrei preferito che fossi volato da me, dalle mie parti. Sto tremando, e sono sola, sola e non riesco neanche a piangere perché sarebbe come ufficializzare uno stato allarmante per me stessa. Perchè tu, invece, stai benissimo, sei tranquillo e il tuo unico cruccio solo le candidature del Pd.

Io ho 26 anni e osservo impotente l’ansia decidere delle mie giornate.

Sono le 10.34.

La corazza

Agosto 23, 2007

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E’ ancora una sorpresa incontrare i tuoi occhi che mi guardano.

E’ ancora un’emozione – a volte, credimi, troppo forte da sopportare – scoprirti a guardarmi, a mandarmi un bacio senza voce, ché non c’è voce, per noi, amore mio. Non adesso, almeno.

Ci sono stati attimi durissimi da ingoiare. Te che tieni la mano di un’altra donna, te che fotografi un altro sorriso. Ti amo, così mi scrivi, mentre sei in un bar e io sono a pochi metri da te, a sperare che tu possa e voglia scrivermi.

E lo fai, come a leggermi nel pensiero.

Vedo le tue mani che fremono, amore mio. So che se potessi mi prenderesti le mani e con tutto l’amore di cui sei capace ti stenderesti su di me, pieno di quella passione a cui io continuo a credere con tutte le mie forze.

Ecco, è che a volte sono le forze che mi mancano. L’aria, nonostante l’alta quota. Potrei respirare, se solo fossi in grado di conoscere i tuoi pensieri, se solo riuscissi a capire cosa “senti”, mentre mi tieni accanto, mescolata alle mani dei tuoi bambini che con il loro affetto mi fanno stringere il cuore.

Avrei bisogno di una corazza, amore mio. Ma non ce l’ho e non so – e forse non voglio – costruirmela addosso. Addosso vorrei solo le tue mani, vorrei che ora ti alzassi da questo divano e venissi a prendermi, per portarmi qualche piano più su, a fare l’amore con tutta la voglia che hai sulla pelle e che io so leggerti negli occhi.

Io e solo io.

Ridi, tu

Luglio 22, 2007

Mi hai visto addormentare i miei figli e fuggire via, verso te. Sintesi di purezza e rabbia, ché t’hanno cresciuta così, e lasciata così, a crescere. Come una pianta rampicante sei arrivata a questo cervello in movimento e a questo cuore in lacrime. Lacrime, sì, quelle che non piango, che chissà quanto tempo fa ho pianto e che, comunque, non so più piangere.

Sarà l’età, e tu che ridi se ti disegno il profilo di un uomo che conosce gli anni placidi di quest’era di mezzo.

Ridi, tu.

Hello world!

Luglio 22, 2007

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