Io sono nata qui

Giugno 24, 2008

Da questa porta a vetri vedo una donna. Indossa un impermeabile nero e ha i sandali. Con questo freddo. “Questo locale è wireless”, dice un cartello in tedesco e inglese. Il tempo è nuvoloso, dico. Starbucks è uguale ovunque, in ogni angolo del mondo, un po’ come il MacDonald’s. Ma a me piace – strano a dirsi – questo gusto cosmopolita di caffè.

Zurigo è silenziosa nell’attesa di ripartire. Il mio telefono si illumina ma mai per quello che vorrei. E’ un giorno di tristezza e ansia. Qui le biopnde non sono tutte uguali come in Russia. Ma hanno tutte addosso lo stesso strano silenzio.

Io parto, tu no. Tu resti qui, al tuo posto. Zurigo è silenziosa solo per me, questa mattina. Mi rispetta, mi dà un po’ di pace. Hai promesso a tuo figlio di portarlo a vedere gli aerei, qui a Zurigo c’è la pista dove vanno le famiglie proprio come la tua a vedere gli aerei che partono. Proprio come farai tu, oggi. E chi parte sono io. Io che saluto te, tua moglie, i tuoi figli dall’aereo che mi riporta a casa.

Mai più farò questo. Mai più ti guarderò per non riconoscerti. Non è il mio tempo, non è il mio luogo, non sono i miei spazi, questi.

Mi stringo a questa città fredda. Io sono nata qui.